“Storie e sapori di San Pancrazio Salentino” è un racconto in 10 puntate dove la cucina diventa linguaggio e la memoria si fa immagine.
Ogni episodio è una tessitura di gesti, profumi e sapori che resistono al tempo, trasformando la tradizione in narrazione. Ogni piatto diventa un frammento di identità da conoscere e preservare.
“Ricette letterarie – spiega il Dott. Edmondo Moscatelli, Sindaco del Comune di San Pancrazio Salentino - è un viaggio tra gusto, cultura e tradizione, capace di unire il racconto storico alla pratica culinaria, rafforzando il legame tra comunità, identità e patrimonio immateriale del territorio”.
Le cime di rapa, raccolte tra novembre e febbraio, insaporite con peperoncino e gustate con le orecchiette, con le fave o semplicemente sul pane, sono l’emblema di ricette legate alle stagioni. Il racconto del piatto è accompagnato dall’aneddoto di Bertoldo che, in punto di morte, chiese una mangiata di cime di rapa e fagioli, purtroppo era agosto.
Accanto alle verdure, le fave diventano protagoniste, quando dopo una lenta cottura nelle terrine, diventano una crema vellutata da accompagnare con verdure e peperoni, da un filo d’olio e un bicchiere di vino. La pasta fatta in casa porta con sé il rito della sfoglia stesa a mano e il profumo intenso del sugo domenicale: “laiani cu sucu cu li bracioli” è un piatto che unisce convivialità e rispetto dei tempi antichi. I piatti invernali hanno la loro magia: “foji, fasuli e cicirì” con la sua preparazione lenta che sprigiona profumi intensi, è la testimonianza di una cucina povera ma ricchissima di sapore. Il pane fatto in casa fa rivivere il rito di ogni famiglia di un tempo insieme all’usanza di riempire il pane caldo con ciò che c’era in casa, trasformando un gesto semplice in un pranzo da portare al lavoro nei campi.
Non mancano le prelibatezze della terra come i “pampasciuni”, piccoli tuberi dolci come il miele solo per chi li sa raccogliere e cucinare.
Infine, la “pasta ti mennule”, dolci di mandorle preparati per le grandi occasioni, simbolo di festa. A chiudere il ciclo, la voce di “Còsimì” che con ironia racconta che i suoi compaesani sono veri esperti di cucina, custodi di ricette e sapori della tradizione.
“Storie e sapori di San Pancrazio Salentino” diventa così un archivio vivente di identità locale, un invito a ricordare e rinnovare abitudini legate alla terra, alla stagionalità e alla convivialità. Raccontare significa custodire, ma anche dare nuova vita: perché la memoria, se condivisa, diventa futuro.” - conclude la Professoressa Antonella Fontana, Assessore alla Cultura del Comune di San Pancrazio Salentino.
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